Home

Morto il papa’ del “Toro di Wall Street”

Lascia un commento

PALERMO. E’ morto a 80 anni, a Vittoria, nel Ragusano, in contrada Pozzo Bollente, lo scultore Arturo Di Modica, il ‘papà’ del celebre ‘Toro di Wall Street’ ( ‘Wall Street Bull’ o ‘Charging Bull’), una scultura bronzea di 3,2 tonnellate che campeggia da oltre 33 anni davanti alla sede della Borsa di New York. Lo scultore siciliano la realizzò interamente a sue spese, al costo di 350 mila dollari, nel 1987, dopo il crollo delle quotazioni a Wall Street. Di Modica la installò, senza alcuna autorizzazione, il 16 dicembre di quell’anno proprio davanti al palazzo della Borsa di New York. Di Modica, che in quegli anni viveva negli Usa, voleva simboleggiare la forza possente e la capacità di rinascita del popolo americano nei momenti difficili, e anche della Borsa, di risollevarsi.
L’opera avrebbe dovuto essere rimossa, ma dopo alcuni tentativi andati a vuoto e’ rimasta al ‘suo’ posto ed è diventata uno dei simboli più noti degli Stati Uniti ed uno dei monumenti più visitati e fotografati di New York. Lo scultire torno’ in Sicilia, nella sua città d’origine, a Vittoria, dove aveva costruito la sua dimora fuori città, in contrada Pozzo Bollente.

Arturo Di Modica aveva lasciato la Sicilia a 19 anni per andare a Firenze, dove frequentó la Scuola libera di nudo dell’Accademia di Belle arti. Nel 1973 decise di trasferirsi a New York dove apri’ uno studio in Crosby Street, nel quartiere di Soho.
Il 1987 è l’anno che gli regaló la fama con l’opera che è diventata col passare degli anni, un ‘classico’, un’icona di New York e uno dei simboli degli Usa.
Di Modica stava lavorando a un’ultima grande opera, rimasta purtroppo incompiuta, che voleva regalare alla sua città: due cavalli in bronzo da essere installati uno di fronte all’altro a sormontare il fiume Ippari. Inoltre l’artista voleva fare utilizzare la propria casa come centro di aggregazione mondiale per artisti giovani. La sua ultima apparizione pubblica risale al settembre 2020 quando i quattro candidati a sindaco di Vittoria gli fecero una visita per mettere a punto i suoi progetti. L’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà, ha ricordato che “un’altra sua opera, ‘Bund Bull’, raffigurante un animale più giovane e rappresentante la rampante società cinese, era stata installata, nel 2010, a Shangai”.

(Fonti varie + Ansa)

John Fante, scritti e testimonianze

Lascia un commento

ROMA. E’ dalla scorsa estate in libreria un volume dedicato a John Fante (1909-1983) scrittore italoamericano d’origine abruzzese a cura di Giovanna Di Lello, direttrice del Festival, e Toni Ricciardi, studioso di emigrazione italiana.
“Dalla parte di John Fante. Scritti e testimonianze“, pubblicato da Carocci editore, contiene 18 contributi di autori che in questi anni hanno partecipato al Festival di Torricella Peligna (Chieti), il paese d’origine del padre di John Fante. Il volume non è solo un omaggio allo scrittore riscoperto da Bukowski, ma contribuisce di fatto al dibattito intorno a un autore, tradotto in 27 lingue e sempre più studiato in ambito accademico e amatissimo dai lettori di tutto il mondo.
Inedite testimonianze dei figli Victoria, Jim e Dan Fante, sul carattere del padre e sulla loro quotidianità a Malibu nella famosa villa a ipsilon dove è ambientato il romanzo “Full of life”. Seguono importanti saggi di approfondimento, su suoi romanzi e sceneggiature, di studiosi italiani e statunitensi: Fred Gardaphé (Queens College/CUNY), Lia Giancristofaro (università Gabriele d’Annunzio Chieti-Pescara), Giuliana Muscio (università di Padova), lo psicoanalista Antonio Buonanno, la stessa Giovanna Di Lello, Francesco Durante, suo massimo conoscitore e traduttore, scomparso prematuramente nel 2019, di cui il volume custodisce il saggio postumo. Proprio a Durante, “amico e maestro”, i curatori hanno voluto dedicare il libro.
A catturare l’attenzione del lettore sono soprattutto i contributi delle grandi firme presenti nella preziosa raccolta: Sandro Veronesi omaggia Fante in un brillante testo che conclude il volume. Divertenti e appassionati anche i testi degli scrittori Giancarlo De Cataldo, Marco Vichi e Gaetano Cappelli, del cantautore Vinicio Capossela che scrive il suo contributo durante il lockdown, il giorno del compleanno di John Fante, del filosofo Gianni Vattimo e dello sceneggiatore americano Frank Spotnitz, autore di opere apparentemente lontane dalla poetica di Fante, come “X-files”, “L’uomo nell’alto castello” o “I Medici”, che però ne subisce il fascino dal 1988, quando aveva poco più di vent’anni. A questi testi che cercano di cogliere l’essenza della scrittura fantiana, si uniscono i tributi dello scrittore abruzzese Alessio Romano e di Simona Baldelli, vincitrice del Premio John Fante opera prima 2013. (cortesia ANSA).

Carocci Editore, Roma – http://www.carocci.it

Pensionati all’estero: torna l’IMU, ma non per tutti

Lascia un commento

ROMA. I connazionali che, sulla base del disposto dell’art. 1, comma 780, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di bilancio 2020), a far data dal 1 gennaio 2020 i pensionati italiani residenti all’estero (iscritti AIRE) saranno tenuti al pagamento dell’IMU (imposta municipale propria) sugli immobili siti in Italia di cui siano proprietari, venendo meno l’esenzione in precedenza disposta dall’articolo 13, comma 2 del Decreto legislativo n.201/2011 come modificato dal DL 47/2014.
Per i pensionati residenti all’estero iscritti all’AIRE le scadenze sono quelle ordinarie: il 16 giugno (prima rata di acconto) e il 16 dicembre (termini di pagamento per la nuova IMU, derivante dall’accorpamento della TASI e dell’IMU). Si raccomanda di appurare se, a fronte dell’emergenza sanitaria da COVID-19, il Comune di appartenenza abbia deliberato una proroga dei termini di pagamento.
Per quanto concerne le modalità di pagamento, si deve tener presente che i pensionati con residenza all’estero non possono avvalersi del modello F24 per effettuare il versamento. Dovranno provvedere al pagamento della prima rata di acconto del 16 giugno mediante bonifico bancario al Comune dove sono situati gli immobili.
Per conoscere le coordinate bancarie per effettuare il pagamento sarà necessario rivolgersi al Comune di riferimento, in particolare l’ufficio tributi. Nella causale di versamento si dovranno riportare il Codice Fiscale o la partita IVA del contribuente, la tipologia di tributo per cui si sta facendo il pagamento e se si tratta di acconto o saldo.
Dal 2015 secondo quanto disposto dall’Aire, l’immobile in Italia si può considerare abitazione principale solo se si è pensionati nello Stato estero di residenza e con pensione rilasciata dallo stesso Stato estero.
I PENSIONATI ESENTI
La legge di riferimento, la numero 23/05/2014 n° 80, stabilisce che “a partire dall’anno 2015 è considerata direttamente adibita ad abitazione principale una ed una sola unità immobiliare posseduta dai cittadini non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire), già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza, a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata o data in comodato d’uso”. Se si è pensionati in Italia, ma si risiede all’estero, non è possibile considerare l’immobile come abitazione principale. Qualunque immobile posseduto in Italia (abitativo o non abitativo) è di fatto un normale immobile soggetto ad aliquota ordinaria deliberata dal Comune in cui l’immobile è ubicato.

Nella foto uno scorcio di Cortona, Toscana: Monastero Le Celle. ( Dal portale turistico Cortona Mia).

Riduzioni per coloro che hanno una seconda casa

A partire dall’anno 2021 i soggetti non residenti in Italia, che siano titolari di pensione nello Stato di residenza, possono beneficiare, per una sola abitazione non locata e non concessa in comodato, del dimezzamento dell’Imu e della riduzione di due terzi della Tari, in base all’art. 1 comma 48 della legge n. 178/2020, previa presentazione delle dichiarazioni Imu e Tari, sempre entro il 30 giugno dell’anno successivo.

L’emigrazione italiana sulla stampa

Lascia un commento

ROMA. Le valigie di cartone degli italiani non ci sono più, i viaggi sono più agevoli e ora sono gli smartphone a scaldare il cuore nei giorni lunghi della lontananza dagli affetti sostituendo le vecchie fotografie in bianco e nero, custodite nelle tasche.
    Probabilmente però, oggi come ieri, restano gli stessi lo spirito e gli sguardi di chi lascia il Belpaese per costruirsi un futuro migliore ma anche le reazioni di chi accoglie questi migranti in casa propria, così come non sono cambiati le tensioni, i pregiudizi, le opportunità e la grande complessità che un fenomeno globale come l’emigrazione provoca a prescindere dalle epoche. È quanto emerge nel nuovo Extra, il libro-rivista del settimanale Internazionale, dal titolo “In cerca di fortuna. L’emigrazione italiana dall’ottocento a oggi sulla stampa di tutto il mondo”, in edicola e in libreria dall’11 novembre.

A cura di Andrea Pipino e Daniele Cassandro, il volume analizza e documenta i flussi migratori di milioni di italiani dal punto di vista dei principali giornali e riviste dei paesi di destinazione – Stati Uniti, Argentina, Brasile, Australia, Canada, Venezuela, Francia, Svizzera, Germania, Belgio e Regno Unito. L’arco temporale è quindi ampio, ben 150 anni di storia, in cui si identificano quattro stagioni migratorie – dalla fine dell’Ottocento fino alla prima decade del Novecento, il periodo tra le due guerre, e poi dalla fine della seconda Guerra Mondiale agli inizi degli anni ’70, fino agli anni Duemila arrivando a oggi – che hanno visto l’esodo di 20 milioni di nostri connazionali.
    Corredato da splendide fotografie che ritraggono gli italoamericani di New York, il libro offre un ventaglio di riflessioni di cui è impossibile non cogliere l’attualità. Nei reportage e negli articoli della stampa, in quelli dell’Ottocento così come in quelli del Novecento o di oggi, emergono pressoché le stesse tematiche, frutto dello sguardo di chi accoglie lo “straniero” italiano: segno evidente che il fenomeno migratorio porta con sé un groviglio di implicazioni che di fondo mantiene i medesimi elementi. Di certo appare il tema della discriminazione, degli abusi e della povertà con cui si sono scontrati gli italiani “in cerca di fortuna” all’estero, ma nel lavoro dei cronisti analizzato nel libro l’accento si pone anche su altro. Dall’incontro scontro tra culture diverse non emerge infatti solo il disprezzo di chi ritiene il proprio Paese “invaso”, ma ci sono anche curiosità, voglia di comprendere, impegno a proporre soluzioni per una convivenza pacifica e al tempo stesso proficua.

Se alla fine dell’Ottocento nella Little Italy di Chicago l’articolo del Chicago Tribune racconta di “odori nauseabondi”, “topaie” e di italiani inspiegabilmente felici nonostante la sporcizia e il rischio di colera per tutta la città, nello stesso periodo J.H. Senner del North American Review ribadisce la necessità di non arginare l’arrivo degli italiani e analizza le motivazioni (con numeri e dettagli) che hanno portato all’esodo massiccio dall’Italia, proponendo di valorizzare la manodopera, di puntare sull’alfabetizzazione di adulti e bambini, di non separare le famiglie. E ancora, se un articolo uscito sul tedesco Der Spiegel nel 1964 spiega il flusso migratorio italiano in Germania illustrando abitudini, pregi e difetti dei lavoratori italiani (con non pochi pregiudizi), nel febbraio 2020 il quotidiano Folha de Valinhos fa luce su quanto gli italiani abbiano dato “con determinazione e audacia” un importante contributo allo sviluppo economico e sociale del Brasile.
    A impreziosire l’ultima sezione del libro, anche la graphic novel di Hervé Baruléa, in arte Baru, inedita in Italia e dedicata al massacro di Aigues-Mortes, in Francia, del 1893. (cortesia Ansa)

L’EMIGRAZIONE ITALIANA DALL’OTTOCENTO A OGGI SULLA STAMPA DI TUTTO IL MONDO (Internazionale, pp.192, 14 euro).
   

“Dr. B”, una First Lady siciliana

Lascia un commento

WASHINGTON. Jill Tracy Jacobs, moglie di Joe Biden, nuovo presidente degli Stati Uniti, ha origini italiane, da parte di nonno paterno.
Piu’ precisamente, Jill ha origini messinesi: Gesso, é il paese natale dei nonni paterni Gaetano e Concetta Giacoppa.
Trasferitisi negli States agli inizi del ‘900 il cognome cambiò, come era allora consuetudine, prima in “Giacoppo” e poi in “Jacobs”. Anche il bisnonno paterno di Jill era siciliano: Gaetano Giacoppa, classe 1856, sposò Concetta “Jennie” Squadrito, anche lei nata in Sicilia.
Orgogliosa di appartenere alla comunità italoamericana della Pennsylvania la signora Jill ha sempre ricordato con orgoglio le sue origine siciliane.
«Anche se Concetta e Gaetano hanno cambiato i loro nomi hanno sempre portato un pezzo di Italia», ha raccontato Jill.
Ha detto: «Ricordo ancora il pranzo tradizionale italiano: spaghetti, polpette, braciole, la casa profumava di origano, basilico, pomodori freschi e aglio, mi ricordo mio nonno che ci dava a tutti il pane italiano tostato. Una frase del nonno era “finire a tarallucci e vino”, che significa che non importano le differenze, si finisce tutti insieme a cena”.

«Ho dei ricordi bellissimi dei giorni passati in cucina con mia nonna, mia madre e quattro sorelle, è stato in quella casa che ho cucinato la mia prima salsa di pomodori», ha detto la First Lady.
Jill Biden, o “Dr. B” come la chimano gli studenti, insegna Inglese al Northern Virginia Community College e continuerá ad insegnare anche quando si trasferirá ala Casa Bianca. Sara’ la prima First Lady a non aver abbandonato il proprio posto di lavoro dopo l’elezione del marito alla Presidenza.
(Fonti varie)

Omaggio al Dr. Vincenzo Sellaro

Lascia un commento

Founder Vincenzo Sellaro – Order Sons and Daughters of Italy in America

Sarà esposto permanentemente nella Sede Nazionale di Washington dell’Order Sons and Daughters of Italy in America, il ritratto del Dott. Vincenzo Sellaro eseguito dal pittore siciliano Sergio Potenzano con la critica firmata da Paolo Battaglia La Terra Borgese.
Sellaro, medico siciliano nativo di Polizzi Generosa il 24 Aprile 1868, emigrò negli Stati Uniti all’inizio del secolo.
Nella “Piccola Italia” di Manhattan aveva uno studio al numero 203 di Grand Street. A New York fondó il primo Ospedale italiano in America (Columbus Itaian Hospital, completato nel 1902) e successivamente si prodigò nel riunire le molteplici Società di Mutuo Soccorso per gli italiani in America in un’unica grande organizzazione che chiamò Ordine dei Figli d’Italia in America, la più antica e consolidata organizzazione a supporto dei cittadini americani di discendenza italiana.
L’opera di Potenzano, una tela di 100×90 cm eseguita in acrilico, è stata donata, grazie all’interessamento del Battaglia La Terra Borgese, che ne ha inoltre firmato la critica, alla Sede Nazionale di Washington di questa organizzazione in segno di profonda amicizia e riconoscenza da parte della Madreterra ai nostri connazionali che hanno con sacrificio abbandonato l’Italia, contribuendo alla crescita di una grande Nazione amica, gli Stati Uniti d’America.
Il critico d’arte, insieme all’autore ed il rappresentante per la Sicilia della Camera di Commercio Americana in Italia (Amcham) Pietro Viola, sono stati ricevuti dal Vicepresidente della Regione Siciliana Armao. Nel corso dell’incontro, il critico d’arte ha presentato l’opera, prima della definitiva spedizione negli Stati Uniti.
“E’ per me una grande gioia aver contribuito – ha dichiarato Paolo Battaglia La Terra Borgese – a rendere possibile questo gesto d’amicizia tra la comunità italoamericana e la Madreterra. Il fondatore dell’OSDIA, Sellaro, è ricordato a New York con una statua posizionata nel quartiere dove visse ed operò, mi sembrava doveroso far giungere anche dalla sua terra, la Sicilia, un corrispondente tributo ad una figura così importante nella storia dei nostri connazionali al di là dell’Atlantico”.
(Fonti varie)

Il Referendum 2020 e gli italiani all’estero

Lascia un commento

Il Parlamento in seduta comune presso la camera dei deputati

L’Onorevole Francesca LaMarca del PD (Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America, nata a Toronto), ti bombarda con i suoi press-release, ma é anche sollecita a farti sapere – se non lo avessi appreso da altre fonti – che il SI’ ha vinto a larghissima maggioranza il Referendum costituzionale del Settembre 2020 per la riduzione del numero dei parlamentari (da 630 a 400 seggi alla Camera, da 315 a 200 al Senato)
Il dettaglio:
All’estero l’affluenza al voto è stata del 23,30% e la percentuale dei SI è stata del 78,24%. In Nord e Centro America, in particolare, la partecipazione è stata del 22,49% e il rapporto fra i SI e NO è stato 81,07% – 18,93%.
Ringraziamo l’Onorevole e le cediamo la parola:
“Il responso degli elettori al quesito referendario sulla conferma della legge che riduce il numero dei parlamentari è chiaro e senza equivoci.
Gli elettori hanno parlato e il loro responso va rispettato. Interpretandolo, credo, soprattutto come richiesta di cambiamento. Per questo, fatto il primo passo, è necessario fare gli altri, procedendo subito ad approvare i punti che compensano questo taglio, inseriti nel programma di governo.
Sul piano politico, oltre al risultato del referendum, le elezioni regionali hanno obiettivamente consolidato maggioranza e governo. In un momento così difficile, tutto questo è certamente un bene, ma non per tirare a campare, semmai per concentrare tutte le energie sui compiti di difesa della salute dei cittadini e per programmare con serietà l’impiego delle ingenti risorse europee da investire per la ripresa del Paese.
Ancora una volta, soprattutto oltreoceano, l’adesione a una proposta istituzionale di governo e maggioranza è apparsa come una prova di lealtà verso il Paese di origine. Tuttavia, non si possono trascurare la maggiore omogeneità di comportamento dei nuovi emigrati con gli orientamenti nazionali e anche il peso di un certo malessere diffuso verso le istituzioni italiane a causa di alcune disfunzioni, a partire dai servizi ai connazionali, un malessere che in questo caso si è rivolto contro il Parlamento.
Su tutto questo è giusto aprire un approfondito confronto di prospettiva e mi auguro che esso avvenga in modo sincero e leale.”

Tony Fauci, il rispetto della verita’

Lascia un commento

fauci\NEW YORK – Il virologo Anthony Fauci, membro della task force della Casa Bianca sul coronavirus e considerato il massimo esperto di malattie infettive negli Stati Uniti, ha dovuto assumere delle guardie del corpo per proteggere se stesso e la sua famiglia dopo aver ricevuto minacce di morte in risposta al suo lavoro per fermare la diffusione del Covid-19.
La pandemia ha tirato fuori “il meglio e il peggio delle persone, e ricevere minacce di morte per me e la mia famiglia, e molestie alle mie figlie mi ha portato al punto in cui devo avere agenti per la sicurezza”, ha detto.
Il grande pubblico ha imparato a conoscerlo da pochi mesi, durante la pandemia di COVID-19. Ma nel mondo scientifico, Anthony Stephen Fauci, ottantenne, è conosciuto da decenni grazie ai suoi contributi nel campo della ricerca sull’AIDS e altre immunodeficienze, sia come scienziato che come capo dell’istituto statunitense National Institute of Allergy and Infectious Diseases.
Ogni volta che un’epidemia ha colpito il pianeta, Fauci è sempre stato in prima linea e i suoi studi hanno rappresentato un punto di riferimento per trovare le cure.
La sua fama ha spinto il presidente Usa Donald Trump a chiamarlo nella task force dedicata ad affrontare l’emergenza coronavirus negli Stati Uniti. In tale veste, ha spesso contraddetto o rettificato le dichiarazioni pronunciate dal presidente Trump durante la gestione della crisi sanitaria. I suoi interventi, asciutti e legati ai dati scientifici, hanno fatto da contraltare a quelli più enfatici e spesso falsi di Donald Trump che ha preferito ignorare il parere degli scienziati. Fauci e’ diventato un punto di riferimento per tutti gli americani che rispettano la scienza. Sempre diretto, sempre onesto, sempre gentile e disponibile, e molto abile nell’essere diplomatico per non apparire all’opposizione. Per gli americani e’ diventato la voce della coscienza e della verita’.
E’ nato nel 1940 a Brooklyn, da una coppia di origini napoletane e siciliane, che gestivano una farmacia di quartiere. I nonni paterni, Antonino Fauci and Calogera Guardino, erano di Sciacca. La nonna materna, Raffaella Trematerra, era di Napoli.
Fauci si è formato in un liceo cattolico nell’Upper East Side a New York, dove ha ricevuto un’educazione scientifica e umanistica che ha completato con le sue due lauree: in studi classici e medicina.
Nel 1968 Fauci è entrato al National Institute of Health, dove si è dedicato allo studio delle malattie infettive. Nel 1974 è passato alla guida della sezione di Clinica fisiologica, e nel 1980 è stato nominato responsabile del laboratorio di Immunologia.
Quattro anni dopo, è diventato direttore dell’Istituto nazionale per lo studio delle allergie e delle malattie infettive: una carica che ricopre ancora oggi.
Tra il 1983 e il 2002 si è classificato al tredicesimo posto tra gli scienziati più citati, tra tutti coloro che avevano pubblicato articoli in riviste scientifiche. Ha ricevuto numerose onorificenze in particolare, nel 2008 ha ricevuto la Medaglia Presidenziale della Libertà e nel 2013 la Medaglia d’oro Robert Koch. È autore di numerose pubblicazioni e libri.
Tifoso di basket e baseball, si è sposato nel 1985 con Christine Grady. Dal loro matrimonio sono nate tre figlie Megan, Alison e Jennifer.

Tony Fauci e’ stato confermato dal nuovo presidente eletto Biden, quando la “politica” Trump sul virus aveva cusato oltre 400 mila vittime. Ora Fauci puo’ parlare con la massima trasparenza, senza paura di urtare la suscettibilita’ di Biden che gli ha imposto di dire sempre e solo la verita’.

(fonti varie)

Filadelfia: cancellato il mito di Frank Rizzo

Lascia un commento

RIzzo

PHILADELPHIA. Le proteste per l’omicidio di George Floyd hanno ridato vigore agli attivisti in lotta per la rimozione di statue e monumenti che, in tutti gli Stati Uniti, rappresentano simboli d’odio e divisione razziale.
Uno di questi simboli, a Philadelphia, era rappresentato dalla statua di Frank Rizzo, ex capo autoritario della polizia dal 1967 al 1971 e successivamente controverso sindaco per due mandati, fino al 1979.  La statua di bronzo è stata rimossa dall’attuale sindaco Jim Kenney nei giorni scorsi.
«È solo l’inizio del processo di guarigione della città», ha spiegato Kenney davanti al municipio, dove dal 1999 il suo predecessore aveva “vegliato” sulla città.
«Questa statua ha rappresentato odio e oppressione per troppe persone, troppo a lungo».
Figlio di un poliziotto di Philadelphia nato in Italia, Rizzo era stato «per un quarto di secolo una delle forze politiche più dominanti della città», come scrisse il New York Times il giorno della sua morte, avvenuta il 16 luglio del 1991 a 70 anni, mentre era in campagna elettorale per un nuovo mandato da sindaco, dopo aver vinto le primarie repubblicane. Fu stroncato da un infarto.
Rizzo, secondo il Times, «era amato e detestato», era considerato il santo patrono della classe operaia e un eroe per gli italo-americani, ma era soprattutto un simbolo della brutalità della polizia sui neri, sugli omosessuali e sulle altre minoranze etniche.
Era gigantesco, dotato di un enorme carisma, sostenuto da un elettorato bianco. Sul finire degli anni Sessanta aveva soppresso con la violenza le manifestazioni per i diritti civili, prendendo di mira in particolare gli afroamericani.
rizzo-muralUn altro omaggio a Rizzo, un gigantesco murale a South 9th Street nella zona del famoso Italian Market, é stato coperto giorni fa da una vernice grigia e totalmente cancellato. Era stato spesso oggetto di vandalismo e era bersaglio favorito per graffiti.
Mural Arts che gestiva il murale, ne commissionerá un altro, ovviamente di soggetto diverso, piu’ rispettoso della diversita’ etnica della cittá.
“Sappiamo – ha dichiarato un portavoce – che la rimozione di questo murale non cancellerá i dolorosi ricordi e siamo profondamente dispiaciuti del dolore che esso ha causato. Crediamo comunque che quanto abbiamo fatto sia un passo avanti nella giusta direzione. Speriamo aiuti a sanare le divisioni e le discordie nella nostra cittá”.

Nelle foto: la statua di Rizzo e il murale quasi completamente cancellato

(Adattato dal Corriere della Sera e altre fonti).

Stampa/ L’Italo-Americano di Los Angeles

Lascia un commento

italoamericanoLALOS ANGELES. L’Italo-Americano is a biweekly publication serving the Italian-American community throughout the United States. Established in 1908, L’Italo-Americano is now the oldest Italian-American musthead  in the US after the closing of Il Progresso Italo-Americano of New York. The latter was acquired from the Pope family by a group of Italian adventurers who soon opposed organized labor and and caused a strike by journalist  of The New York Newspaper Guild and the printers.  Il Progresso was gone after 110 years!!!!!!

L’Italo-Americano “ publishes news articles that feature events in the Italian-American communities primarily of the west coast, helping to foster a meaningful connection with Italian culture. L’Italo-Americano is published every other Thursday, and it reaches more than 35,000 readers biweekly. Moreover, with a growing social media network featuring more than 100,000 readers a month, it is on the cutting edge of how Italian-Americans can connect with their culture and heritage ”, it is written on their web site (https://italoamericano.org)

“We are committed to maintaining the connection with Italy through the stories, profiles, news and memories that we offer our readers every other week. It’s our job to constantly look at the future. Thinking about tomorrow and the next publication striving to select the best possible stories to include in the next edition with always you the readers’ in mind. Coming up with new, richer, and more engaging content every other week is not simply a task but a goal to make the next edition always better than the one before.”

italoamericanoLA2L’Italo-Americano was founded in 1908 by Gabriello Spini, a Florentine, who wanted to “Inform, Unite and Assist” the rising Italian American community of  Los Angeles. In 1924 Cleto Baroni, Spini’s nephew, becomes Associate Editor, and in 1933 assumes sole ownership and editorial responsibility of L’Italo-Americano directing its destiny singlehandedly for 38 years. In 1963 Gabriello Spini dies at age 89.

Mr. Baroni, to ensure stability of service, sells L’Italo-Americano (1971) to The Fathers of St. Charles (Scalabrinians) and Fr. Mario Trecco becomes the new editor of the newspaper. Under Trecco’s responsibility many improvements are made to the existing format, and in 1980  L’Italo-Americano acquires L’Eco d’Italia of San Francisco becoming the only Italian newspaper on the West Coast. Two years later Cleto Baroni dies at age 85, after 65 years of service to the newspaper.

In 1983 L’Italo-Americano celebrates its diamond jubilee and in 1986 acquires a more modern look by going tabloid size. Trecco remains in charge of  L’Italo-Americano until 1990 when Fr. Augusto Feccia becomes the new editor. More improvements are introduced into the paper, such as the upgrading of the computer system from Compugraphic to Apple MacIntosh. In 1998 Fr. Feccia relinquishes the position of editor to Fr. Ermete Nazzani.Fr. Nazzani’s first decision is to call back Mario Trecco as editor. The Fathers of Saint Charles in 1999 sell L’Italo-Americano to Mr. Mario Trecco, who becomes sole owner and director.

On  July 1st 2004 L’Italo-Americano became the property of L’Italo American Foundation.

Photo: L’Italo-Americano in 1930

*****

L’Italo Americano, settimanale

Direttore responsabile: Mario Trecco

10631 Vinedale St., Sun Valley, CA 91352

http://www.italoamericano.com

Older Entries